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Il bacio alla francese è conosciuto. È l’apostrofo, Cirano vi dirà. Quello italiano, invece, è un sottinteso. È un bacio a mezzanotte, infido per definizione.

Furti con destrezza sono quelli dei baci. Se nel sogno si sognano i baci, non è peccato. Ed è sempre “L’ultimo bacio” nelle giornate di chi non vuole crescere mai. Il restare ragazzi, infatti, è un mercanteggiare di giustificazioni – “soltanto un bacio” – quando il bacio, da solo, è un manicomio di fuochi e promesse.

Bocca baciata non perde ventura, anzi, si rinnova nel canto: «Da mi basia mille», con Catullo.

E se nel rock la cifra tonda dei baci è quella di ventiquattromila la cara sillaba, invece – per come canta il nonno – è quella di «ba ba baciami piccina». Un balbettio squillante destinato a lei, alla nonna, che in “cuor cuor” quello che ne ricava sono baci in quantità e una domanda proprio birichina: «Tutti questi baci a chi li devo dar?».

Trova riparo nel tirabaci, il bacio. Eccolo: il ricciolo che goccia allusioni sulle gote – o perfino in fronte – e dorme come in un sonno di corallo, seta e fiori.

Accennato nel tic involontario delle labbra, il bacio resta un’omissione: l’eloquenza del come non detto e così mettere le mani avanti.

Amor ci strinse. Galeotto è il libro e chi lo scrisse, ma il romanzo di tutti i baci del mondo è italiano: un mucchio di fotogrammi tagliati via dai film – baci censurati –, recuperati e poi incollati. È quello di “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore e il bianco e nero, tra i vivi colori della pellicola, fa sfacciato ogni sottinteso: «Chioccioline a succhiare e femmine a baciare, non possono mai saziare».

Un pizzicorino. E poi la polpa. Questo la donna reclama. L’imperativo è sempre categorico: Bacia­mi, stupido! Sul labbro superiore di lui, i peli corti e ispidi – come una camminata di formiche, in fila – pungono mentre la bocca profonde sussulti al sapore di mandorle sulle labbra di lei, tutte di corallo, seta, fiori e occhi chiusi. Quando c’erano i saloni per soli uomini, i barbieri – non certo i parrucchieri – non facevano che consigliarlo, il baffo: “Fatevelo a camminata di formicola, le ragazze ve ne saranno grate”.

Lo spavento d’Italia è in un bacio – quello di Totò Riina – e chissà se il capo mafia s’è fatto un piercing sulla lingua e così battere dove più duole.

Arrivederci e baci, si dice. Ma la favola italiana è tutta in un viaggiare di baci. Come Totò che cerca i baci in stazione, tra i treni in partenza. Tutto il Canzo­niere del Sì che suona è nel bacio. Ed è un ciao ciao! Un bacio ancora. E mille altri ancora («deinde usque altera mille»).

Pietrangelo Buttafuoco,Vogue Italia, settembre 2017, n.805, pag.422

我们应该学会去理解别人的观点,不仅仅是服从和被告知。

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